piero ranaudo a

a piero ranaudo


assumerò dei frutti le sembianze
quella del vitigno, dell'uva o della
pesca matura per il mio gelato
comunicherò senza parlare
il disagio esistenziale
fuso col disegno
in compagnia
del cibo che cerco
una morsa stretta come il
freddo della steppa e se non ho
trovato il tempo di scriverti prima, ero
occupato alla ricerca ossessiva del mio respiro
neppure la Madonna che mi hai regalato ho dipinto
ma al più presto la vestirò d'arcobaleno e d'abbandono
perché sembra che io sia scappato ma in realtà sono tornato
nella dimora del "grande pittore" dopo anni di avventure fra tele
di mondi sopiti e quelle degli orchi che giocano a sassi sull'acqua
contando i cerchi degli anni che mancano alla fine dei giorni
e ti confesso che Dio in persona mi ha portato in cielo
a ricolorare il paradiso fra sfumature dell'universo
il racconto di Thomas e la poesia che leggerò
con Arthur Rimbaud e salutami Francesco
nei figli mi allineo a quello che sono
nei fogli a quello che vivo con
la bocca a caccia di prede
appese a rose di vento
nel confessionale
dell'inquisizione
con Giordano
l'Eretico e
Agostino
il Santo
anime
lavo
col
pi
a
n
t
o