"Trentadue anni
erano passati
prima della mia nascita,

infimo moscerino
di miliardi,

tesi contro il cristallo
della grande finestra
illuminata
dalla vita e dalla morte".
Daniele Oppi particolare da "il pittore", acrilico su tela 2002 - cm. 80x80

Nota biografica completa di Daniele Oppi, dalla giovinezza ai successi
nella comunicazione con la Dany pubblicità, fino alle grandi affermazioni dell'artista
a Milano, New York e San Paolo.
La nota biografica introduttiva è stata redatta da Franco Manzoni.

"Daniele Oppi, l’artista-pubblicitario che inventò il nome Lambretta
Creò la linea Chicco, l’ago antidolore e lo slogan della «gomma del ponte»

Pittore autodidatta s’impose con una serie di mostre a New York. Le sue opere sono ora esposte nei musei di tutto il mondo.


Una vita dedicata all’arte. Amico di Padre Turoldo, fu poeta, docente ed editore.
Un uomo libero, trasgressivo e generoso, che ha vissuto in nome dell'arte e della più profonda umanità. Una personalità poliedrica: pittore, pubblicitario, poeta, operatore culturale, docente, editore. Nato nel 1932 a Milano in via Carlo Tenca, Daniele Oppi iniziò a dipingere da autodidatta a partire dal 1946. Si diplomò al classico «Parini». Si iscrisse a Lettere antiche in Statale, mentre lavorava per l'azienda del padre Giuseppe, un’importante tipografia. Frequentò la prima scuola italiana di pubblicità. Si sposò nel '53 con Alda di Subinaghi: nacquero i figli David ed Elisabetta. Oppi diede vita nel '56 alla «Dany Pubblicità». Gli piaceva intervenire tecnologicamente sul prodotto. Per l'Innocenti inventò il nome «Lambretta», pensando al fiume Lambro che scorreva vicino alla fabbrica e al rumore dell'acceleratore.
Creò la linea Chicco per Artsana e la tettarella antisinghiozzo, poi l'ago Pic, suggerendo l’angolo di taglio in modo che l’ago non procurasse dolore, convinse i Perfetti ad abbandonare il formato a pallina del chewing gum per passare alla lastrina, ideando «Brooklyn, la gomma del ponte». In parallelo continuò a dipingere, quasi segretamente.
Nel 1962 incontrò Franca Stangherlin, il grande amore che gli diede la forza di lasciare quel mondo in cui si sentiva ingabbiato. Dopo essere stato per alcuni mesi nel convento a Sotto il Monte dall'amico poeta Turoldo, nel '69 Oppi abbandonò tutto e partì con l'adorata Franca per New York senza una lira in tasca. Riuscì a vivere solo con la pittura. Apprezzato dai massimi critici e artisti americani, ottenne un successo sotto tutti i profili con una mostra alla «Caravan House of East and West». Alla fine del '69 tornò in Italia e comprò la Cascina del Guado sul Naviglio Grande nel Parco del Ticino a Robecchetto con Induno. Qui nel '73 diede vita alla cooperativa del Guado, al servizio del decentramento della comunicazione. Ebbe da Franca due figli: Francesco e Daniela. Nel 1991 la cascina diventò anche sede de «II Raccolto», a cui aderirono artisti di tutte le discipline. Un'attività intrapresa con grinta, che adesso il figlio Francesco porterà avanti. Nel 2002 gli venne conferito l'Ambrogino d’oro dal Comune. Negli anni Daniele ha visto molte delle sue opere acquisite da musei e gallerie di tutto il mondo. Ora stava preparando un'antologica per festeggiare sessant'anni di pittura".

(Franco Manzoni, Corriere della Sera, 7 marzo 2006).

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1997
Lo spazio delle cose

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2005
Note biografiche

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SINTESI
Daniele Oppi è nato a Milano il 9 febbraio 1932. Ricercatore creativo nel campo della comunicazione si dedica fin dalla giovinezza al rapporto fra gli studi umanistici e la scienza e tra esistenzialità e progetto utopico.
Dipinge da oltre cinquant’anni con rispetto unito a scetticismo riguardo all’impostazione del mercato delle opere d’arte e alle consuetudini generate dalla mercificazione invalsa nel secolo scorso. Oppi è perplesso riguardo ai sistemi di fruizione e di raccordo tra “cittadini” e arte: oltre a dipingere, lavora per l’innovazione e la riconciliazione tra creatività e società (ove è possibile, vive per dipingere e non dipinge per vivere).
Ha esposto, invitato, in molte parti d’Europa, Americhe e Asia.
E’ pittore, scrittore, saggista, e didatta.
Per segnalare il suo ultimo tratto di strada: ha fondato nel 1991, con un nucleo di artisti e autori di tutte le discipline, la cooperativa RACCOLTO, struttura propositrice di modelli di cambiamento tra arte e committenza.
Ha vissuto e lavorato per 35 anni alla Cascina del Guado, sulle rive del Naviglio Grande in Robecchetto con Induno, a 30 Km. da Milano, sede di continue e incessanti ricerche socio culturali da parte di diversi gruppi transgenerazionali.

Giuseppe Oppi, padre di Daniele. Invito ad una mostra di fotografia. 1954. Giuseppe, imprenditore, fu tra i fondatori dell'Unione Poligrafici nel 1946.
Lina, maestra elementare a Tre Palle (Comune più alto d'Europa) Sondrio, mamma di Daniele. 1928

Daniele Oppi nasce a Milano il 9 febbraio 1932. Suo maestro di vita e lavoro è il padre Giuseppe.
Trascorre le estati dell’infanzia in Valtellina a Chiesa Valmalenco e a Sondrio presso il nonno e gli zii Samaden, dove accumula il suo bagaglio di sogni e di sentimenti. Lunghi intervalli a Igea Marina, sull’infinito Adriatico.
Le sue prime vedute sono chine e tempere di Valtellina, a partire dal 1944. Adolescente frequenta le medie al Convitto Nazionale di Sondrio.

Il piccolo Daniele, con le sorelle Gabriella e Miriam e la mamma a Sondrio. 1941

Forse il primo lavoro grafico "ufficiale" di Daniele Oppi (14 anni).
Il biglietto d'auguri per i vent'anni di matrimonio dei genitori. 1946

E’ al Liceo Classico Parini a Milano. E’ con i fondatori della prima “La zanzara” e di “Mefistofele”. Nel 1948 riceve il premio di pittura “Gioventù studentesca” indetto al Teatro della Basilica tra studenti di licei non artistici. Per la poesia riceve il premio Giovanni Raboni. (Giuria: Leonardo Borgese, Eva Tea, David Maria Turoldo, Wittgens Gengaro) cfr. articolo L.Borgese su Corriere della Sera e opuscolo (“La Giostra”) Articoli di Ugo Nebbia e altri. Leonardo Borgese ne ricava un lusinghiero spunto critico sul Corriere della Sera: “(...) Daniele Oppi mostra di avere molta e niente affatto gratuita fantasia e una straordinaria forza nel rappresentare pittoricamente: vedremo cosa farà a venti, a trent’anni e così via (...)”
Ma il giovane Oppi recalcitra davanti all’ipotesi corrente di “artista”, che egli si prefigura come diminutio capitis, o come rimozione d’impegno. Non cercherà mai di conoscere personalmente Leonardo Borgese, cui deve pur sempre infinita gratitudine per l’energia vitale donata e per l’emozione provocata dalle sue righe sul Corriere.

La fiera (o la Giostra) opera vincitrice del premio "Gioventù studentesca". 1948

Per la piccola ma famosa azienda paterna specializzata in decalcomanie, esegue molte pietre litografiche per soggetti turistici e molti marchi di fabbrica.
Sulla pietra litografica prepara le sue prime prove d’arte prendendo confidenza con la grafica “a bottega”.

Vetrofania di Giuseppe Oppi, l'ironico disegno è dello stesso Oppi.

1949: mostra “da Ettorino” in via Cesare Correnti, a Milano, sede della "Fameja Bulgneisa" con Umberto Sgarzi.
Oppi si iscrive a lettere antiche alla Statale di Milano e conosce Antonio Banfi. Partecipa alla fondazione del Circolo Universitario Milanese (CUCMI) con Guarnaschelli, Spaltro, Spinazzola -1952-. Nello stesso anno si iscrive alla prima Scuola Italiana Pubblicità alla sua fondazione: corso diurno triennale, con frequenza obbligatoria (Preside Ravizza) Docenti fra gli altri: Bellavista, Boggeri, Domeneghini, La Manna, Pesavento, Carboni, Pintori, Brambilla, Formaggia, Lombardini, Tagliacarne, Cocco, Band Brunetti, Veronesi.
Fonda con Mari, Scaglia, Rejna, Ainio, Cippelletti, Rolfi e altri la TIPAD (Tecnici Italiani Pubblicitari Allievi e Diplomati), prima organizzazione-germe della disciplina pubblicitaria delle generazioni “scuola”.

Copertina per Maserati. 1954 (Courtesy of maseraticlub.co.uk)

Lucio Fontana con Lina Oppi nella casa di via Broletto a Milano. 1957

Oppi dipinge e disegna da autodidatta. Le sue opere giovanili riverberano le lezioni di Sironi, Kocoschka, Savinio, El Greco, Grosz, Bosch. Tiene aperte le pagine di un fitto diario.
Scattava così il meccanismo dicotomico tra una solitaria ricerca della forma e del colore attraverso le tele, le carte, e gli interventi creativi e immaginari nel campo dell’invenzione diretta di prodotti di consumo e loro profilo all’interno (questa volta sì) del mercato dei mercati, quasi Daniele fosse conscio di menomazione di committenza.

Nel 1954 comincia l’attività di consulenza pubblicitaria per la strategia dell’immagine. Lavora per Castelfranchi (Selezione Tecnica Radio TV), Zucchi (nuovo logotipo del marchio), e nel 1956 incontra Ferenc Pinter, cui affida il primo lavoro dello stesso in Italia, di pubblicità: il biglietto di auguri di fine d’anno della Dany Pubblicità, l’agenzia appena fondata.
Incontra l’Ing. (honoris causa) Innocenti e inventa il nome Lambretta. Conosce Joe Magro di La Jolla California che in via Farini tiene con la moglie Alice uno studio di serigrafia applicato alla grafica (il primo in Italia). Joe, quando rientra negli Usa, sospinto dalla Coca Cola di cui è responsabile pubblicità, cede a Oppi il suo impianto che Oppi introduce come base per la stampa delle decalcomanie, fino a quel momento realizzate in litografia.

Con Agustin Español Viñas e Franca in via Don Gnocchi. 1965


Nel 1966 l’Agenzia Dany Pubblicità è ormai cresciuta a dimensioni medio-grandi per quegli anni: l’amico Armando Testa se ne compiace. Oppi, nei 10 anni di attività diretta (1956-1966) ha creato la linea Chicco per l’Artsana, l’ago Pic, la grappa Bocchino, nuove forme di packaging per le bambole Ratti e per Pongo, il marchio Boario, ecc. fino all’invenzione e creazione di Brooklyn -la gomma del ponte-, (cfr. per questo periodo il volume Arnaldo Romanelli La Pubblicità, annuario Bompiani, Il Millimetro, oltre a Gianluigi Falabrino “A dir le mie virtù” Garzanti 1993).
Oppi quindi, già dal 1954, si presentava come protagonista nei linguaggi di comunicazione creativa legati all’impresa, creando tra l’altro, nei dodici anni seguenti:

Lambretta (nome e marchio)
Zucchi (logo)
Isolabella (concetto erbe)
Selezione di Tecnica Radio TV (testata editoria)
Chicco (nome, linea, marchio e strategia)
Ago Pic Indolor (concetto, marchio, modello)
Boario (slogan, marchio)
Bocchino (nascita concetto grappa nobile consumo, bottiglia, marchio)
Libarna (nome e bottiglia)
Brooklyn, la gomma del ponte (invenzione mercato Italia del chewing gum lastrina, marchio, immagine, slogan e video)
Barone Tino Ruggi (autointerpretazione di personaggio della moda in Atene: Dupont de Nemours e Burlington)

Bozzetto originale per Perfetti. Nasce la Gomma del Ponte. 1966

Lo studio di via Don Gnocchi a Milano. 1966

Atene, il Barone Tino Ruggi (alias Daniele Oppi) con la compagna Franca, a sinistra,
e il responsabile della Burlington. 1967


Questi dodici anni passano in una sorta di vita parallela a quella del "pubblicitario", che può essere definita clandestina, caratterizzata da studi e approfondimenti umanistici costanti e nell’esercizio continuo dell’espressione pittorica e letteraria, con la scrittura -ancor oggi inedita- dei suoi testi.
Maturava però la necessità di una strappo conflittuale e conciliatore che mettesse in campo l’insieme dell’esistenzialità.

La mostra a Palazzo Trivulzio a Milano. 1966
Un gessetto del 1951.

Il 1966 è l’anno dell’uscita di Oppi dall’attività ufficiale pubblicitaria, che l’ha visto impegnato su temi concettuali strategici creativi (quasi mai nella grafica applicativa, che Oppi riserva solo alla ricerca pura pittorica).
In quell'anno parte per il Giappone invitato dal Corriere della Sera e discute a Tokio con Armando Testa dei rischi della pubblicità per l’artista: profezia di Armando, “smetti, lascia e vivi l’arte” (lacrime comuni di emozione).
Oppi nel ‘66 apre tutti gli archivi e “magazzini di pittura”, ignoti ai più, per presentare oltre 250 opere a Palazzo Trivulzio in piazza Sant’Alessandro, dopo una campagna di opinione fatta con Dino Buzzati e David Maria Turoldo per Padre Ettore Turrini (Servita) sull’Amazzonia.

Con Padre David Maria Turoldo alla Cascina del Guado.


Si trattava del segnale di svolta nelle esperienze di Oppi che da quel momento, pensando di scomparire letteralmente dal mondo della professione di “pubblicitario”, si ritirava in uno studio di pittura segreto, in Milano, dopo essersi rifugiato per alcuni mesi a Sotto il Monte dall’amico Padre Turoldo. Iniziava la sua frequentazione con Mario Spinella e l'attività al Circolo La Melagrana in via Fieno a Milano.

Con Padre Eligio mentre presentano "Mondo X"
e il progetto "Telefono Amico". 1965
Franca e John Lally alla Caravan House - NY.
 


Ma solo due anni dopo Daniele Oppi veniva chiamato a realizzare da esperto di comunicazione il canto del cigno della sua attività pubblicitaria, catturando tutte le immagini definitive Brooklyn direttamente a New York.
Una sortita finale: si concludeva la fase delle “vite parallele”.

Daniele Oppi viene presentato al Comandante Rotta, nell'ultimo viaggio della Raffaello che lo porterà, con Franca e l'amico Vittorio Brevi a New York
Con Franca nella Grande Mela,
sul terrazzo della Caravan House Gallery


Daniele e Franca sul transatlantico.

L’anno successivo l’artista lascia dietro di sè ogni privilegio finanziario e si trasferisce a New York ove privo di ogni mezzo, mette alla prova al vivo la questione della collocazione del pittore al centro metropolitano dell’arte contemporanea. E’ con la sua compagna Franca e l’amico Vittorio Brevi, presentato da Mario De Micheli. Conosce Topor da Lefebre e incontra Evergood, Donati, Jasper Jones, Rauschenberg. Molti collezionisti, tra cui Lowenhertz, Edy Giusti, Rosenberg, Dalle Molle, Garibaldi, Di Lucia, Grace Lines e il Finch Museum, acquisiscono sue opere. Dopo 10 mesi Daniele Oppi ritorna in Italia: lascia alle spalle una mostra di grande successo sotto tutti i profili e porta con sè le rassicurazioni circa la sua creatività. (Caravan House of East and West, High Point Galleries, Foundation, poeta R.Tagore)

Caravan House Gallery. 1969


Siamo alla fine del 1969 e non avviene il ritorno a Milano: Oppi si insedia alla Cascina del Guado sul Naviglio Grande nel Parco del Ticino a Robecchetto con Induno, intravista prima di partire e acquistata al ritorno. Qui inizia una attività pratica/intellettuale che vede svilupparsi tra l’altro anche un laboratorio di serigrafie d’arte.
Collaborano artisti come Fomez, Sommaruga, Santucci, Tavernari, Amato, Baranzelli, Viñas, Brevi, Granetto, Selig, Firscheim, Baviera, Gragnani, Lacquaniti, De Lima Medeiros.
Molti giovani iniziano qui la loro esperienza creativa e propositiva (Capano, Pizzi, Di Corato, Suman, i fratelli Rosa). Oppi suicida la quotazione dei propri dipinti (da 8.000 a 800 dollari per un 70x100), "Fontana ha tagliato la tela, io taglio la quotazione". L'operazione suscita sgomento tra gli operatori di mercato.

 
Angelo Dalle Molle con Marisa Dossena davanti alla Cascina del Guado.
Al Guado con Tubino. 1974


Oppi è protagonista di un dibattito culturale sul campo, proponendo un laboratorio permanente di creatività. Tra i testimoni, Emilio Tadini, Albe Steiner, Mario De Micheli, Giorgio Seveso, ecc.
Entra nella collezione Hans ed Esther Grether di Basilea con 8 opere. Oppi espone nel 1970 a San Paolo in Brasile alla Galleria Cosme Velho. Qui conosce Ungaretti, Santi, Simoncini, Maria Auxiliadora, Volpi, Mucci, Pietro Maria Bardi, Colangelo. Il museo Ibirapuera (oggi MAM) acquisisce un’opera. Molti collezionisti, tra cui Rivetti, Dalle Molle, Matarazzo, Banco Bonfiglioli, Sodrè, Da Silva si avvicinano al lavoro di Oppi.

Vetrina della Galleria Cosme Velho a San Paolo del Brasile. 1970
Dal catalogo della mostra a Lenox.
High Point Galleries. 1969


Alla Cascina del Guado continua l’opera creativarivolta al sociale, ai giovani e ai loro fermenti: nasce il Guadolibro (12 numeri), il Guadogiornale, il bar Italia di Malvaglio, con una serie di mostre che vanno fino al 1980 (cfr. elenco allegato) e iniziative di animazione teatrale con i giovani: David Oppi, Piero Fabbri, Stefano e Davide Rosa, De Monticelli (L’eccezione e la regola, Brecht - Edipo Re - Sofocle) I Numantini, Yu Kung.

Incontro al Bar Italia a Malvaglio. 1972.
Il Guadino allestito come spazio espositivo per incontri. 1972
Al Guado comincia l'impegno sul campo sociale e culturale di Oppi.


Lo studio dell'artista sul Naviglio Grande. 1970, presto nascerà la Comune del Guado.

Con Nuccio Condulmari alla personale del 1972 a "I Volsci" di Roma.


Si apre la fase della sperimentazione di una comunità produttiva autosufficiente che porta nell’arco di tempo di 8 anni al consolidamento definitivo di una cooperativa -detta del Guado- che va specializzandosi nella comunicazione sociale per gli Enti Locali. Durante questo periodo Oppi progetta un modello di mostre d’arte decentrate, un regolamento generale per l’editoria comunale, fissa schemi comportamentali tra artisti e società organizzata, fonda un atelier di serigrafia d’arte, contesta nella pratica la quotazione dell’opera pittorica suicidando il valore economico delle proprie opere.
Officia con Giancarlo Gragnani i funerali di una Galleria d’Arte a Castiglioncello, crea il Guadolibro e il Guadogiornale, promuove seminari e incontri.

Dal catalogo della mostra a Castiglioncello alla galleria "La Loggetta"
di Giancarlo Gragnani.

Guadolibro, 1972. Dall'alto, in senso orario, Tavernari, Santucci, Laquaniti, Oppi, Amato, Delima Medeiros.
(Courtesy of Carlo Dameno)

Il pubblico ad una iniziativa del Guado. 1972

Scorcio del Bar Italia. Il locale, sede di incontri, letture e dibattiti, era fornito di una ricca emeroteca. 1972
"La stampa per la libertà",
una delle numerose cartelle prodotte alla cascina del Guado


Fonda la Cooperativa "il Guado" nel 1973, al servizio del decentramento della comunicazione e delle autonomie locali.
Questo periodo sperimentale, fatto di modelli ricompositivi tra esistenza e attività, si esaurisce nella sua parte pragmatica alle soglie degli anni ‘80 con un suo duro intervento relato a Expo Arte ‘80 di Bari durante il Convegno “Arte e Committenza Pubblica”. Si trattava di una prima summa di temi che sono poi riapparsi razionalizzati e ricostruiti per essere immessi nel concetto fondativo della Cooperativa Raccolto, a dieci anni di distanza circa (novembre 1990).

Con Hedy Giusti Lanham al Guado. 1970

Con Paloma Picasso alla personale alla "Galleria Angolare" di Milano nel 1971.


Daniele Oppi vede presentare a Milano la sua articolazione concettuale de “Il periodico Comunale” (Palazzo Isimbardi,1978, Coop. Guado, Coop.Nuova Brianza). Suo allievo che proseguirà in questo cammino è Giuliano Bianucci.

E’ interessante notare come già dal 1973 Aldo Falivena presenta in Rai-TV - Servizi speciali del Telegiornale - un servizio girato al Guado, dal titolo “Padri e Figli” (20 minuti), mentre nel 1975 alcune testate (Panorama, Il Milanese, ecc.) realizzavano dei servizi sulle esperienze socio culturali della cascina del Guado, mentre “Abitare” presentava un ampio servizio fotografico sulla sua struttura.

Nel suo studio sul Naviglio. 1973

Dall'invito alla mostra del 1978 alla Galleria "Il Salotto" di Como.

Daniele Oppi, Presidente dell'Associazione Italiana Termalismo.
Qui con Luigi Granetto a Bognanco. 1984

Compagni di impegno: Giuseppe Baglio e Sandro Boldrini. Anni '90


Nel 1986 Oppi affronta il problema dell’immagine globale e unitaria della città di Rimini, crea un monumento per la Resistenza a Pero, si occupa degli sviluppi dell’immagine turistica italiana, aprendo anche antiche consuetudini con la comunicazione, realizzando il progetto strategico “Undici fonti di acque minerali con un solo marchio” (Bognanco).
E’ anche l’epoca delle opere pittoriche di grande formato.
Attua il progetto interattivo tra computer e pittura preparato per la Triennale di Milano con l’appoggio incondizionato della Unisys e intitolato “L’artista incontra il computer”, progetto naufragato per le lobbies di potere che oscuravano la città natale in quel periodo.
Si trattava di una puntualizzazione di molte metafore dell’immaginario di Oppi, già individuate nel 1969 da Mario De Micheli, approfondite nel 1980 da Roberto Sanesi e infine lette con grande lucidità da Mario Spinella con il testo “Il labirinto della memoria”, e da Luciano Prada con “L’inquietudine adulta”.

Mario Spinella a Sedriano Art. 1994

Rosemary Ann Liedl Porta e i figli Mario e Giovanni ospiti al Guado (con Margherita non nella foto) dopo la scomparsa di Antonio (Leo Paolazzi).

Durante i 23 anni passati sino al 1990 si formano al Guado nuove cooperative del settore poligrafico, esperti di comunicazione, pittori (Coop.Guado, Bianucci, Longobardi, Rolle, Magistrelli, Suman, Neri, Crespi, ecc.)
Si progettano nuove proposte nel campo della ceramica (con Vinotti e Nicolini del finalese) del ruolo dell’arte (Seveso) con una intensa serie di interventi anche nel settore dell’immagine per gli Enti Pubblici, per il termalismo con l’Editoriale Domus, i territori del tempo libero (Rimini, istruzioni per l’uso) e nel campo della telematica.
La cascina viene spesso utilizzata per incontri, stages di lavoro e ricerca, con una biblioteca ed emeroteca di oltre 14.000 esemplari.

Nel 1990 ricerca una soluzione rinnovata di comunicazione animando un breve e significativo ciclo di mostre negli spazi del Teatro Nuovo di Milano che battezza Artinteatro.
Infine nell’inverno del 1990 concepisce il Raccolto, l’opera delle opere, una suggestiva provocazione intellettuale sul “fare” della creatività. Aderiscono alla nuova cooperativa artisti e autori di chiara fama.

La nascita della Cooperativa Raccolto a Morimondo nel 1991.
Nella foto con Oppi si riconoscono la moglie Franca e, sulla destra Giuliano Bianucci.

Un'assemblea del Raccolto nel giardino della Cascina del Guado. 1998

In studio. 1997


A partire dalla cartella promossa a Firenze nel dicembre 1991 da Giulio Baruffaldi, contenente l’opera-trittico “questione di punti di vista” (3 litografie formato 70x100) Oppi elabora i frattali che discendono da questo lavoro, portando avanti la ricerca a mille uscite caratteristica del suo lavoro degli ultimi anni, sospesa tra astrazione, costruttivismo, surrealtà e pragmatismo.

La Cooperativa Raccolto ha eletto la sua sede presso la Cascina del Guado, dove riprende vita la fase del progetto-utopia, e dove Oppi ha creato ed elaborato l’impianto di nuovi modi di inventare e comunicare arte con piani mirati al rapporto tra arte e collettività (piani regolatori dell'arte).
Nel 1992 porta a Firenze in Piazza Santa Croce, sotto il tendone tensioattivo dei libri, gestito da Rita Bellentani, gli artisti Alinari, Altamira, Baratella, Baruchello, Bertolasi, Ben Dhiab, Bonfiglio, Calabrese, Callegari, Corsini, Crivelli, Deodato, Fabbri, Farulli, Floreanini, Galli, Ghelli, Homma, Instabile Quick, Isgrò, Leddi, Ann Liedl, Limoli, Marcovig, Mori, Oppi, Pey, Petrus, Pinto, Pizzi, Porta, Prada, Raboni, Sanguigno, Sesia, Seveso, Sinigaglia, Solmi, Spadari, Spinella, Stasi, Stenius, Tadini, Tajè, Ventura, Vinotti, Zosi.
Sono i protagonisti del Raccolto che testimoniano davanti a 4.000 persone al giorno per tre settimane (11/4 - 3/5/92). Francesco Oppi, 22enne, è alla sua prova “di contatto”.
Con Ernesto Rossi e Angelo Bissolotti prepara il progetto interattivo del rinato Teatro San Gregorio a Milano, Salone del Treno.

Con Giuseppe Giovanni Battaglia, abitante del Guado per alcuni mesi. 1995
L'artista con il caro Sheba, pastore maremmano. 1999


Nel 1993 Oppi è incaricato da Brufo Editori per conto della Regione Umbria e dell’Università di Perugia a tenere uno stage full immersion presso la Cascina del Guado su arte e comunicazione, e chiama i vecchi amici Mario Belli, Giorgio Caldara e Roberto Scaglia a collaborare (un ulteriore corso verrà ripreso all’inizio del ‘94 a Perugia).
Dipinge un gruppo di 25 opere su tela cm. 70x100 e sviluppa una serie di tesi elaborate dal tema Raccolto, oggetto di conferenze, incontri e dibattiti chiarificatori riguardo la politica della comunicazione della cultura e delle arti, mentre la cooperativa rafforza la costruzione dei Piani Regolatori Generali con Massimo Silvano Galli, Franca Stangherlin e con i contributi di un nucleo attivo di ricerca composto da Correggiari, Doniselli (poi dimissionario), Fabbri, Gio Ferri, Granetto, Lo Russo, Manzoni, Manzotti, Marchesotti, Monico, Oldani, Piludu, Prada, Sesia, Seveso, Spinella, Stasi, Viggi, Vizioli, Zoppini e altri che aprono a nuove situazioni su diverse città e regioni italiane.

"Usciamo dalla catastrofe" - Dissemination, Milano. 1992


Nel febbraio 1994 festeggia il suo 62° compleanno con la personale intitolata “Usciamo dalla catastrofe” a Dissemination di Milano, con oltre 30 opere recentissime e alcune opere testimoni del 1949.
In ottobre concepisce una mostra/evento da realizzare in Germania con l’assessorato pubblica istruzione e Servizi sociali Burgerhaus di Mannheim, in collaborazione con quella città e presentata da Helmut Orpel.
Begegnung mit Italien” vede un gruppo di pittori, il poeta Massimo Silvano Galli e il compositore Giuliano Zosi in un intervento originale e interattivo di grande successo per il Raccolto.

Nel 1995 Oppi riflette con il gruppo sull’impatto della proposta artistico culturale della cooperativa ed elabora nuovi esperimenti di comunicazione, lavorando anche nella sua pittura sui concetti di nuovi “frattali” ad associazione e dissociazione di spazi, temi e colori.
Nell'ambito della cooperativa RACCOLTO si occupa in forma innovativa di editoria periodica, ispirando la concettualità grafico-redazionale della rivista “i democratici”.

"I democratici". Daniele Oppi con il Raccolto ispirò la concettualità
grafico-redazionale della rivista. In copertina Roberto Sanesi. 1995


Concepisce la mostra “Arte & Gelato” alla Fiera Campionaria di Milano, e organizza due importanti interazioni tra produzione/lavorazione artigiana del legno e l’arte (Saie due di Bologna e Forum di Assago), promuovendo così la produzione del settore.

Lungo il 1996 porta a termine una serie di proposte per la valorizzazione e la rinascita delle attività culturali della Società Umanitaria, dove installa con l’equipe del Raccolto la mostra delle copertine di 13 anni di Linea d’Ombra. Per la stessa rivista cura lo stand del Salone del Libro di Torino. Seguiranno mostre storico-didattiche curate collaborando con Arturo Colombo (Fondazione Bauer, Fondazione Ada Gobetti).
Inventa e realizza “In medio stat virtus”, una originale monografia cult per la Mediofactoring, mentre immagina il grande cantiere delle Stagioni dei Chiostri dell’Umanitaria per il 1997, dopo aver rianimato l’antico e storico periodico “Il Foglio dell’Umanitaria” (nato nel 1907).
Franco Floreanini con Giacomo Lodetti, della storica Libreria/Galleria Bocca in galleria Vittorio Emanuele, lo invitano per una esposizione e per una incisione dedicata alla rivista Arte Incontro, realizzata nel maggio del 1998.
La Mediofactoring (Gruppo Cariplo) approva il suo progetto creativo “Astrolabio”, bussola e clessidra, 1998/2000. Realizza il bassorilievo Astrolabio.

La testata "Lo Spazio delle Cose", il giornale con cui Oppi
sostituiva il catalogo alle proprie mostre.
Robecchetto con Induno Palazzo Arese 1997.

Invito alla mostra alle Segrete di Bocca di Giacomo Lodetti. 2002

Il Comune di Robecchetto gli dedica una mostra antologica personale dal 30 novembre 1997 al 9 gennaio 1998, intitolata: “Il sonno della ragione genera mostre”.

Nel 1995 si assestavano le posizioni pragmatiche interne al RACCOLTO, in base ai cambi sussultanti della storia universale, nazionale, locale e individuale esterna che, mentre fa intravedere una affannosa rincorsa del presente verso gli obiettivi che Oppi e i suoi compagni si erano già prefissi nel più recente passato con il Raccolto, vede rinverdirsi attraverso una diffusa episodica individuale qua e là emergente le tesi collettive codificate già dal novantuno con la fondazione della cooperativa.
Questa “episodica individuale” si spende nello sforzo di applicare in termini personali e scollegati i piani immaginati e predisposti per realizzazioni corali e organizzate: il che è fenomeno incoraggiante e segnale positivo della validità delle tesi, che si confermano preziose prima di tutto per i contenuti prima ancora che per le modalità operative studiate per appoggiare la buona riuscita pratica (coordinamento cooperativo).

La prova positiva del risultato è in gran parte raggiunta, se è vero come è vero che le ipotesi fondative del RACCOLTO non prevedevano (e non prevedono) un fine di potere egemonico e strumentale di tipo tradizionale: certamente è però meno evidente quella piccola intensa finalità legata alla solidarietà d’impresa cooperante.
Tuttora è in corso di sviluppo l’attività editoriale del RACCOLTO che ha origine da antico radicamento risalente agli anni ‘70 (periodo coop Guado).

La passione per le esperienze di innesto creativo nel campo del marketing d’impresa (pubblico e privato) vede Daniele Oppi inventore (tra il ‘96 e il ‘98) di progetti di comunicazione per territori, tra cui la Gallura, Valbormida e Valnerina.
Il Comune di Molcalvo nel Monferrato lo invita a una mostra personale intitolata "Questione di punti di vista” nell’estate del 1999 dove viene anche presentata l’immagine “Blu Notti Blues” gemellato con Montreaux.
Nel 1999 è invitato a tre collettive tematiche (Comune di Milano, Progetto di monumento - Centro Culturale Sassetti, Pier Paolo Pasolini - Soc. Umanitaria, Arte da mangiare ).

Con Sergio Ciulli a Capalbio. 2004
Al lavoro su una grande tavola.


Nel 2000 è chiamato a collaborazioni da Cariplo -Gruppo Intesa- per compiti definiti di “critica costruttiva” su problemi e strategie di comunicazione.

Viene invitato come visitor professor a tenere lezioni e conferenze all'Accademia di Brera, in istituti scolastici e associazioni. Gli viene affidato un secondo seminario per laureandi e neo laureati dell'Università di Perugia organizzato dalla Regione Umbria.

Il 7 dicembre 2002 Il Comune di Milano ha deliberato di conferire a Daniele Oppi la Medaglia d'Oro di Benemerenza Civica (Ambrogino d'Oro)
con questa motivazione:
“Una vita dedicata e vissuta in nome dell’arte. Uno spirito libero e trasgressivo quello di Daniele Oppi, indomito nel suo istinto creativo che lo ha condotto, sempre ai massimi livelli, dalla pubblicità all’arte. Sue alcune delle campagne pubblicitarie più importanti degli anni sessanta, sue le iniziative artistiche milanesi più d’avanguardia. Lungo il Naviglio Grande, alla ormai celebre Cascina del Guado, ha saputo creare un fervente cenacolo culturale e artistico, volto alla ricerca e all’approfondimento delle nuove forme espressive”.

Con Rossana Bossaglia al Guado nello studio.


Tra il 2003 e il 2004 approfondisce le ricerche, gli scritti e gli interventi pratici verso le scuole dell'obbligo, il mondo dell'adolescenza e svolge attività di formazione.
Si intensificano i programmi della coop Raccolto anche grazie alla nascita di APE - Area Progetti Europa, il comparto del Raccolto che offre i servizi e le attività per riconciliazioni incisive tra culture. Nel 2004 viene intervistato per un video sul rapporto tra Artista ed Acqua nell'ambito della mostra "Monet, la Senna, le ninfee, il grande fiume e il nuovo secolo" a Brescia.

Al Guado con il dipinto per Giancarlo Puecher. 2004

In studio. 2000

Inaugurazione della mostra postuma al Museu de Premià de Dalt - Barcellona. Aprile 2006
Copertina del catalogo della mostra all'Arengario di Monza. 2002


Le ultime tele (alcune incompiute) sono del dicembre 2005.
Daniele Oppi lascia le realtà tangibili il 25 febbraio 2006 a 74 anni appena compiuti, colpito improvvisamente da una malattia incurabile, dopo aver donato con autentica passione una incredibile eredità di fatti, pensieri e progetti.

La commemorazione voluta dalla Società Umanitaria di Milano. Storico Ente a cui Oppi fu molto legato.
Al tavolo, nel Salone degli affreschi, il Presidente Piero Amos Nannini e il critico Giorgio Seveso.

Retro dell'invito alla commemorazione dedicata a Daniele Oppi

Copertina del volume/catalogo dedicato alla Fondazione Museo di Arte Contemporanea Milena Milani in memoria di Carlo Cardazzo.
La fondazione ha acquisito un dipinto di Daniele Oppi.
(Skira ed. 2007)


Hanno scritto di lui: Mario De Micheli, Casimiro De Mendoça, Mario Albertazzi, William D. Allen, Helmut Orpel, Giorgio Seveso, Monteverdi, Leonardo Borgese, Luciano Prada, Maria Grazia Chiesa, Roberto Sanesi, Piero Fabbri, Mario Spinella, Franco Floreanini, Massimo Silvano Galli, Pinuccio Castoldi, Dino Villani, Pino Zanchi, Dorothy Hall, R. Cavanna, Luigi Bernardi, Curzia Ferrari, Francesco Vincitorio, Gino Traversi, Quirino Da Silva, Ugo Nebbia, Domizio Mori, Rossana Bossaglia e per l’occasione della mostra all'"Umanitaria", l’Amico Arturo Colombo.